Vittorio Sgarbi porta a Catania “I Tesori nascosti”

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Vittorio Sgarbi porta a Catania “I Tesori nascosti”. Al Castello Ursino esposti capolavori dell'arte italiana tra cui alcune opere di Giotto, Caravaggio, Ribera, Lojacono, Guttuso e De Chirico.

Inaugurata la mostra “I Tesori nascosti” al Castello Ursino esposti capolavori dell'arte italiana tra cui alcune opere di Giotto, Caravaggio, Ribera, Lojacono, Guttuso e De Chirico. Resterà aperta fino al 20 maggio 2018 al Castello Ursino di Catania ospiterà “Da Giotto a de Chirico - I Tesori nascosti”. La mostra, a cura di Vittorio Sgarbi, è un progetto di Contemplazioni, con il patrocinio del Comune di Catania, promossa da Fenice Company Ideas e dalla Fondazione Cavallini Sgarbi, con il sostegno di SAC e di Confcommercio Catania, SNAG (Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai), FIT (Federazione Italiana Tabaccai) e Sostare.
L’obiettivo di questa grande esposizione è raccontare attraverso preziosi tesori “nascosti” lo svolgimento della storia dell’arte italiana, da Giotto, l’artista che ha rinnovato la pittura, così come Dante, suo contemporaneo, è ritenuto il “padre” della lingua italiana, a Giorgio de Chirico che, affascinato dell’arte antica, fu il principale esponente della pittura metafisica, attraverso la quale tentò di svelare gli aspetti più misteriosi della realtà. La mostra nasce dal desiderio di illustrare, attraverso una ragionata selezione, il Tesoro d’Italia “nascosto e protetto” nelle più importanti raccolte private italiane. In un arco temporale di oltre sette secoli, dalla fine del Duecento alla metà del Novecento, da Giotto a de Chirico, si dà conto dell’evoluzione degli stili, delle correnti e degli snodi fondamentali della storia dell’arte italiana. La mostra offre altresì al visitatore un’ampia panoramica sui soggetti affrontati dagli artisti, da quello sacro alle raffigurazioni allegoriche e mitologiche, dal genere del ritratto a quelli del paesaggio e della natura morta.
La “Madonna” di Giotto e due teste muliebri marmoree, prime sculture “italiane” riferite a un maestro federiciano della metà del Duecento, aprono la straordinaria galleria, dove sono raccolti capolavori come la “Madonna in trono con il Bambino” di Antonello de Saliba (1497), la “Madonna in gloria con i santi Antonio da Padova e Michele Arcangelo” di Severo Ierace (1528 circa), la “Vergine Maria” di Paolo Veronese (1565-1570), “Maddalena addolorata” di Caravaggio (1605-1606), “Ercole e Onfale” di Giovanni Francesco Guerrieri (1617-1618), “Santa Caterina da Siena adora il Crocifisso” di Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello (1622), il “Profeta” di Jusepe Ribera (1613 circa), “Il ritorno del figliol prodigo” di Mattia Preti (1640-1645), “Allegoria della pittura” di Guido Cagnacci (1650- 1655) e “Allegoria dell'Inverno” di Giusto Le Court (1660-1670). Tanti i capolavori della pittura del Settecento e dell'Ottocento come la “Natività di Cristo” di Ignaz Stern detto Ignazio Stella (1728), “Oro di Pompei (o Oro di Napoli)” di Domenico Morelli (1863-1866 circa) e “Piccolo cantiere” di Francesco Lojacono (1880-1890 circa). Approdati al Novecento, si possono ammirare importati opere di celebri maestri, tra le quali, solo per citarne alcune, “Il vecchio padre” (1906) di Antonio Mancini, “Il vaso giapponese” (1923) di Camillo Innocenti, “Interno con vaso di fiori” (1949) di Filippo de Pisis, “I Bagni misteriosi” (1937-1960) di Giorgio de Chirico, “Il tavolo del maresciallo” (1957) di Pippo Rizzo e “Damigiana e bottacino (Natura morta nordica)” del 1959 di Renato Guttuso.

“La mostra si pone come naturale estensione della straordinaria esposizione -
afferma Vittorio Sgarbi - “Il Tesoro d’Italia” svoltasi all’Esposizione Universale di Milano del 2015, nella quale si è documentato, dal Piemonte alla Sicilia, la varietà genetica di grandi capolavori concepiti da intelligenze, stati d’animo, emozioni che rimandano ai luoghi, alle terre, alle acque, ai venti che li hanno generati. L’Italia, del resto, è il luogo della felicità compiuta: di questo è stato pienamente consapevole, da Stendhal a Bernard Berenson, qualunque straniero abbia eletto il nostro paese a sua patria, non potendo immaginare un luogo di maggiore beatitudine sulla terra. La grandezza dell’arte italiana è infatti nel tessuto inestricabile, radicato in un territorio unico al mondo per cui le opere maggiori e i contesti minori si illuminano a vicenda”.

Enzo Bianco, Sindaco di Catania
chiarisce che: “In questi anni Catania ha scommesso sulla Cultura e sull’Arte attraverso mostre e iniziative che hanno promosso musei e luoghi archeologici "aprendoli" anche attraverso le visite notturne. Si è lavorato in particolare sul Castello Ursino, il nostro Museo Civico, concentrando qui eventi di considerevole spessore e richiamo. Queste scelte hanno fatto crescere in maniera significativa il Turismo legato alla cultura in tutte stagioni dell’anno. I visitatori hanno “scoperto” Catania e si dimostrano sempre più interessati al patrimonio di diversità culturali e naturali sviluppatosi attorno alla nostra città e al vulcano Etna. La mostra, di grande valore e interesse perché consente di ammirare capolavori finora celati nelle raccolte private italiane, si inserisce perfettamente nel quadro di questo nostro impegno”.

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Dopo le mostre dedicate ad alcune figure di grandi Maestri dell’Arte - Orazio Licandro (Assessore ai Saperi e alla Bellezza condivisa - approda al Castello Ursino un’altra mostra straordinaria, Da Giotto a de Chirico. I tesori nascosti, a cura di Vittorio Sgarbi e in collaborazione con il Comune di Catania. Forse non si esagera nel definirla una delle mostre più belle, ricche e suggestive mai tenutesi in Sicilia. Si tratta, infatti, di una mostra di particolare interesse, per diverse ragioni. Innanzitutto, perché mette insieme capolavori di alcuni dei più grandi Artisti in assoluto (Giotto, Caravaggio, Ribera, soltanto per ricordarne alcuni), opere difficilmente accessibili perché provenienti da collezioni private, e così tutte insieme. Secondo, perché tutti, cittadini e turisti (presenti in città sino alla prossima tarda primavera), avranno modo di poter godere di un numero così rilevante di opere, circa 150. Terzo, perché la vera ‘cifra’ della mostra è data dal suo progetto ovvero la costruzione di un percorso ideale della storia dell’arte, dalle origini della pittura moderna con Giotto alla corrente metafisica di de Chirico da cui affiorerà appunto l’evoluzione degli stili, delle correnti e degli snodi fondamentali della storia dell’arte italiana e che il visitatore potrà intrecciare con le secolari vicende storiche, politiche e culturali del nostro Paese. Quarto, perché la concentrazione di capolavori segnerà il tempo del contatto diretto, dello studio e dell’apprendimento di simile bellezza, soprattutto per i nostri giovani che sono certo affolleranno le sale del Castello Ursino, sempre più motore e orgoglio della cultura catanese e siciliana.

“Da Giotto a De Chirico. I Tesori nascosti” sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 19 e sabato e domenica dalle ore 9 alle ore 21. Infoline: 3668708671.

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