Etna in Blues 2013

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Eugene Hideaway Bridges ha chiuso l’edizione 2013 del Festival Etna in Blues al Parco Trinità Manenti di Mascalucia-Ct...
GIOVEDI' 25 LUGLIO 
ROLAND TCHAKOUNTE' (AFRICA)
Rag Ion Hell
Hideaway


VENERDI' 26 LUGLIO
JAMES THOMPSON (USA) - Sassofonista di Zucchero Fornaciari
Homework
con la partecipazione di: Alfio Patti (cantastorie) e Marco Corrao (musicista)

SABATO 27 LUGLIO
EUGENE BRIDGES (USA)
Giorgio Carbone & the preachers
Walking Trees 
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Sono otto anni che ormai la poesia del blues approda puntualmente alle falde dell’Etna. Il calore del vulcano, della stagione estiva e delle mille profonde sonorità del blues si fondono nel crogiuolo magico dell’anfiteatro di Mascalucia nel parco Trinità Manenti, capace magicamente di concretizzare in suoni, l'incarnazione del sogno americano.
Etna in blues in tutti questi anni ha saputo regalare al suo affezionato pubblico un viaggio in Mississippi e in ogni angolo del pianeta dove il blues risuona, diventando un’ottima guida alla conoscenza del migliore blues possibile, riferito al passato, al presente e al futuro.
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Un lungo elenco di artisti: alcuni affermati e storici protagonisti della scena internazionale, altri giovani talenti che si sono affermati con autorevolezza, altri emergenti che il Festival ha saputo suggerire con passione e competenza al suo affezionato pubblico.Fare un Festival compilando un programma che prevede in cartellone una sequenza di artisti è un’attività che molti sono in grado di fare: si tratta di un processo a casaccio che necessita solo di una banale copertura economica. Ma pensare a un progetto radicato, lungimirante e coinvolgente, destinato negli anni a promuovere e produrre cultura sul territorio, è impresa non facile che rende omaggio, oltre al pubblico degli appassionati, al fermento culturale e artistico della Sicilia dove si sono formati e continuano a suonare tanti musicisti.Dunque una bella sfida, che per essere vinta necessita innanzitutto di entusiasmo e competenza. Negli anni, sono poche le realtà in Italia che hanno fatto quanto Etna in Blues è riuscito a realizzare per promuovere e sostenere la ricca eredità del blues del Mississippi. Quante sono state le nottate delle quali gli appassionati di blues vanno matti, le chicche di cui migliaia di ascoltatori hanno goduto partecipando al Festival di Mascalucia? A un tiro di schioppo da Catania si consuma da otto anni un evento lussurioso per le nostre sacrosante orecchie. La kermesse, dal 2004 a oggi, ha sfoggiato in cartellone nomi del calibro di Earl Bynum, Carey e Lurrie Bell, Popa Chubby, Marcia Ball, Bryan Lee, Joe Bonomassa, John Mayall, Bettye Lavette, Willy Deville, Ana Popovic, Deitra Farr, Solomon Burke, Charlie Musselwhite, 24 Pesos, Mitch Woods, Ian Siegal. E, assoluto valore aggiunto, Etna in Blues attraverso il concorso “Blues on the road” tasta il polso al blues siciliano (davvero in ottima salute), promuovendo sul palco le band rivelazione. La diffusione della cultura del blues passa anche dal piacere di suonarlo oltre che ascoltarlo.
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Mi piace ricordare, nel corso delle due edizioni che sono stato chiamato a presentare, quanto piacere ho provato dopo i miei interventi dal palco, nel sedermi sugli spalti per poter condividere col tizio che avevo accanto la passione per questa musica. Musica vera, suonata da artisti che, grazie al cielo, non diventano mai star e sono sempre capaci di un sincero rapporto comunicativo col pubblico. Il pubblico è partecipe, anzi diventa parte attiva, stimolando il musicista, diventando quasi “una spalla” che s’insinua nei tempi e spazi giusti, sostenendolo. Il musicista viene consacrato celebrante di una realtà condivisa, di un rito comunitario, catarsi liberatoria collettiva che riporta all’origine della cultura afroamericana, che mescola sacro e profano. Irrequieto e passionale, il blues, nato nel profondo sud, terra del pesce gatto e del cotone, ha saputo innescare tutti i suoni che giungono dagli Stati Uniti e ci sono familiari, raccontando storie che ci appartengono. Ed è forse proprio per questo che tutti noi abbiamo un blues da piangere.

Marco Basso  Giornalista quotidiano La stampa Docente di storia dell’arte Critico musicale