Panorami del cielo

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Cari amici fotografi, vi è mai venuto in mente di volgere verso il cielo notturno la vostra macchina fotografica con un comunissimo obiettivo da 50 mm? Se la risposta è “negativa”, vi invito a farne esperienza: vi sorprenderà gradevolmente! ...


Panorami del cielo

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Foto stellare strisciata ottenuta da località dell' Etna effetto di sfocatura degli arbusti è dovuto al vento. Fotocamera EXA con apertura f/5,6 - t.10 minuti, bastanti per intravedere i diversi colori delle stelle.


Cari amici fotografi, vi è mai venuto in mente di volgere verso il cielo notturno la vostra macchina fotografica con un comunissimo obiettivo da 50 mm? Se la risposta è “negativa”, vi invito a farne esperienza: vi sorprenderà gradevolmente!  Infatti si possono ottenere degli interessanti scatti anche senza un telescopio. Si può cominciare addirittura lasciando nella macchina fotografica la comune pellicola  commerciale a colori, anche se di bassa sensibilità.  Necessita, invece, stare alla larga dalle luci  che producono anche indirettamente, sui centri abitati, quella luminescenza diffusa odiatissima dagli astrofili. Purtroppo da una grande città sono visibili, ad occhio nudo la Luna, i pianeti e poche stelle, le più luminose. Le cose cambiano per chi voglia soffermarsi, dopo il tramonto, in una località remota, possibilmente in montagna, dove  può attendere che giunga l’oscurità e che la volta stellata si presenti in tutto il suo splendore.  Già nel cosiddetto crepuscolo civile (il lasso di tempo fra il tramonto del sole e la comparsa delle prime stelle) si può tentare qualche fotogramma interessante; basta inquadrare un po’ più in alto del dovuto. Intuitivamente, i tempi saranno più lunghi; l’uso del treppiede diventa necessità. E’ incredibile quanto una foto, “posata” in luce crepuscolare diventi carica di poesia allorché  caseggiati o vegetazione abbiano come fondale un cielo bleu cupo, una falce di luna o qualche stella, (Si tenga presente che, in virtù  dell’effetto integratore della fotoemulsione, una posa di pochi secondi con obiettivo a piena apertura,  mostrerà più stelle di quante se ne possano vedere ad occhio nudo!). In queste condizioni però i dati dell’esposimetro diventeranno inattendibili, bisogna andare per tentativi; anche la nostra bella esperienza dovrà cedere il posto… alla fortuna. Ancòra; nelle riprese con la fotocamera ferma e l’usuale obiettivo da 50mm , le stelle possono conservare la puntiformità in pose contenute entro i 10-12 secondi, già sufficienti a registrare stelle di magnitudine quattro o cinque. E’ già tanto. Con tempi più lunghi si incorrerà, per l’impercettibile moto relativo della sfera celeste, in immagini stellari spiacevolmente deformate. Un’eccezione a questa regola è una “strisciata” procurata volutamente. Questo semplicissimo modo di fotografare i corpi celesti non è mai privo di un suo pittoresco effetto; si può ottenere anche senza cavalletto, ponendo a terra la camera con l’obiettivo diretto verso il cielo e lasciando aperto l’otturatore. Meglio evitare le serate di luna ed attendere la completa assenza di luce diurna per  “catturare“ sulla vostra foto il maggior numero possibile di stelle. D’obbligo, lo scatto flessibile con bloccaggio e l’otturatore sulla posizione B. Con queste premesse, ci lasceremo andare a  qualche diecina di minuti di posa, ricavandone  gradevoli composizioni di linee parallele e, quel che più conta, basilari cognizioni su quest’ insolito  ramo della fotografia. Un’altra divagazione può effettuarsi inquadrando con la fotocamera la zona del polo celeste. Ciò non è affatto difficile; basterà centrare col mirino le ultime stelle della coda del popolare “Piccolo Carro” (Ursa minor).  Chi non dovesse ravvisare questa costellazione,  può empiricamente dirigere l’obiettivo verso Nord, alquanto più in alto dell’orizzonte; il moto della  nostra terra farà il resto. Le stelle circumpolari disegneranno, in questo caso, molti eleganti archi di cerchio al centro dei quali apparirà un unico puntino luminoso: la stella polare. Le “girandole” riusciranno tanto più spettacolari  quanto più lungo sarà stato il tempo di posa, che non dovrebbe essere inferiore al quarto d’ora…( Un accorgimento: non dimentichiamo di stringere il diaframma per evitare  sovraesposizioni).Le pose fatte con queste semplici tecniche,  possono avere un interesse scientifico qualora  vi si mostrino scie di stelle cadenti. E’ una rara eventualità  ma può capitare in ogni periodo dell’anno. Nelle notti intorno al 10 agosto le probabilità aumentano. Come ampiamente pubblicizzato dai mezzi d’informazione, il globo terrestre attraversa lo sciame delle Perseidi; così dette perché il loro “radiante”, (la plaga celeste da cui illusoriamente provengono), è nella costellazione del Perseo che, in quel periodo, si mostra alto nel cielo a nord-est. Originate dall’attraversamento, da parte del nostro pianeta, dei residui della coda della cometa Swift-Tuttle, sono tra le stelle cadenti più veloci: nello spazio viaggiano a 60 km al secondo! Vengono rese incandescenti dall’attrito con gli strati più alti della nostra atmosfera, la loro “brillante esistenza” ha, salvo poche eccezioni, la durata di 0,5-0,8 secondi. Per aumentare le probabilità che qualcuna di queste possa attraversare il campo della fotocamera, è consigliabile utilizzare un grandangolare (35-28 mm di focale consentono di abbracciare un campo di tutto rispetto: 70° sui 36 mm del formato). Data la tempestività dell’apparizione (e della scomparsa!), è essenziale la piena apertura ed una pellicola da almeno 400 ASA. E’ opportuno puntare l’obiettivo il più possibile verso l’alto: nei pressi dello Zenith il cielo conserva il massimo della trasparenza. Ciò è un’altra carta a favore per registrare fotograficamente queste meteore, che possono apparire non solo nei pressi del radiante ma anche in qualsiasi altra zona del cielo. Una volta certi che una o più stelle cadenti hanno già attraversato il campo, è meglio chiudere subito la posa per evitare che una sovraesposizione venga ad intaccare il contrasto dell’immagine.  Un altro prolifico sciame di meteore generate da una coda cometaria, le Leonidi, si manifesta annualmente intorno al 17 novembre; le nottate non più tiepide come quelle agostane, rendono queste visitatrici del sistema solare molto meno popolari anche dal lato fotografico. Talvolta la “caccia” alle stelle cadenti viene effettuata da più amatori con obiettivi diretti verso varie zone di cielo. Si è agevolati perchè il moto orario, di cui diremo più avanti, non è indispensabile.  Le  tracce sul fotogramma si distinguono bene sia per le loro direzioni, oblique rispetto a quelle delle stelle fisse, che per il tipico variare della brillantezza dal momento dell’apparizione  fino alla massima intensità e quindi all’estinzione. Più di frequente, sono le sottili traiettorie dei satelliti artificiali ad incappare nelle astrofotografie.   Facili da riprendere per la loro lentezza, si dileguano gradatamente quando intercettano l’ombra della terra. Un buon salto avanti rispetto a tutto ciò che finora è stato detto, si può fare acquistando un ”inseguitore automatico” per fotografie astronomiche. Modelli economici sono reperibili presso negozi o ditte specializzate in materiali per astrofili. Si presentano come scatolette aventi in basso l’innesto per un   robusto cavalletto ed in alto l’attacco per la macchina fotografica. Al  congegno è incorporato un mirino ottico: serve per puntare la stella polare all’inizio delle riprese. Nell’interno della scatoletta è alloggiato un motorino con una demoltiplica regolata in modo da far muovere, con velocità uguale a quella della sfera celeste, la nostra fotocamera. La debole corrente per il funzionamento è fornita da comuni batterie oppure, in alcuni modelli, prelevabile dall’accendino dell’auto tramite apposito cavetto. Adesso niente più strisciate; nella porzione di cielo da noi ripresa le stelle rimarranno puntiformi anche con tempi di posa più lunghi! Fatto questo passo, familiarizzare con le principali costellazioni diventa basilare, se non si vogliono fare passi… nel buio. Ad esempio, basti citare la celeberrima galassia di Andromeda,(M.31) che, a causa della notevole luminosità, si rende visibile ad occhio nudo come una stellina sfumata….qualora se ne conosca l’ubicazione! Servendosi dell’inseguitore automatico, è ben fotografabile, col comune 50mm ed una posa di 10’ ad f/3,5,  su pellicola da 100 ASA (cielo perfettamente oscuro!). Altri oggetti facili da riprendere con le modalità suddette, sono gli ammassi aperti. Le Pleiadi (M.45) nelle serate autunnali, sono ben visibili ad occhio nudo sulle nostre teste, anche in presenza di un modesto inquinamento luminoso. Altrettanto dicasi per la cosiddetta “Spada di Orione”, un asterismo dalla forma allungata che include la grande nebulosa M.42. Quest’ insieme fa spicco, alto verso Sud nelle lunghe notti natalizie, poco al disotto delle tre vistose stelle allineate popolarmente intese come “cintura di Orione”ovvero “I tre Re”. Molte nebulose si accentrano nella via lattea, il nastro luminescente e frastagliato che domina il cielo durante tutta l’estate. un atlantino celeste non professionale od un astrolabio in cartone (se ne trovano anche nelle librerie) basterà a guidare i “turisti del cielo” verso le plaghe più interessanti Particolarmente “fotogenico” è il duetto di nebulose diffuse M8 ed M20,  immerse nella parte più densa della via lattea verso il sud nelle serate estive. Si presentano con una maggiore altezza sull’orizzonte nel meridione della nostra penisola. M.8 si scorge nel Sagittario. La lettera M seguita da un numero fà riferimento al Messier, l’astronomo francese che catalogò 110 fra i più appariscenti oggetti  “non stellari”. Dopo i primi scatti ben riusciti con l’inseguitore ed il 50mm potremo provare, volendo, il teleobiettivo. E’consigliabile non eccedere nella distanza focale; 100-135 mm sono prediletti anche da astrofili. Oltre ai soggetti già descritti, una vera ghiottoneria per il tele è la famosa nebulosa diffusa “Nordamerica”. (Deve il suo nome alla forma, che rispecchia quella del continente nordamericano).  Molto estesa ma quasi invisibile ad occhio nudo, si trova vicina alla brillante stella Altair, (alpha Cygni) cui si può fare riferimento per la ripresa. La cruciforme costellazione del Cigno passa ogni sera, dall’estate all’ autunno inoltrato, non lontana dello Zenith. Se cominciate a fare sul serio, la qualità dell’ottica riveste  particolare importanza, un obiettivo in grado di dare un’ottima resa nelle immagini diurne, potrebbe riprendere, agli angoli del campo, stelle un po’dilatate. Ciò sarà notato solo dall’occhio esperto. La fotografia stellare è una specie di prova del fuoco; richiede alle ottiche prestazioni di alto livello. Il piccolo inconveniente di cui si è detto sparirà chiudendo di uno o due punti il diaframma. Dovrà essere aumentato il tempo di posa?  L’inseguitore,se ben orientato, lo permetterà.  Nelle immagini astronomiche, oltre alla qualità delle ottiche, l’optimum della risoluzione dipende da molti fattori: granulosità della pellicola, precisione nell’orientamento polare e nell’inseguimento, etc.  Insomma, un tele da 200mm  può considerarsi già impegnativo. I pianeti daranno immagini pressocchè puntiformi. Potrebbe sortire qualche risultato Giove coi suoi quattro satelliti maggiori. Per quanto riguarda la Luna è utile sapere che la sua immagine sul fotogramma avrà  un diametro pari ad un centesimo della focale dell’obiettivo usato (un 200 mm darà del nostro satellite un’immagine di soli 2 mm di diametro Il telescopio è un passo riservato a chi ha già superato gli stadi –e gli studi- preliminari già descritti e si sente coinvolto inguaribilmente dall’astrofilìa vera e propria. Questi,  osserva con occhio interessato non solo il firmamento ma anche i cannocchialetti esposti  nelle vetrine. L’impiego fotografico  di un telescopio, implica che lo strumento sia dotato di una montatura equatoriale animata dal movimento per l’inseguimento siderale, possibilmente con pulsantiera per le microcorrezioni (I più moderni includono un sistema per il puntamento digitale degli oggetti celesti!). Lo strumento si può usare semplicemente quale sostegno mobile per la fotocamera, sotto questo aspetto è simile all’inseguitore di cui si è già parlato La macchina fotografica, regolata con tempi ed aperture descritte nelle precedenti righe, può eseguire la ripresa autonomamente, usufruendo del moto orario del telescopio.(Sono in vendita presso ditte costruttrici apposite staffe per “Piggyback” compatibili con l’attacco meccanico).. “Conditio sine qua non” è sempre il puntamento dell’asse polare del telescopio sul polo celeste. Pensate, se fatta a regola d’arte, quest’operazione porterà il suddetto asse parallelo a quello terrestre!  Il telescopio, in questa modalità serve solo ad inquadrare nell’oculare una stella qualsiasi del campo e tenerla al centro durante la posa. Il moto orario dello strumento farà il resto. L’esperienza acquisita nei passaggi precedenti,  sarà ora più che mai preziosa. E se per la foto, finalmente, impiegassimo  l’ottica del telescopio?  Beh….Sarebbe tutto da ricominciare. Gli anni ’90 sono stati caratterizzati dall’implicazione in grande stile dell’immagine digitale all’Astronomia.  I più interessanti oggetti osservabili con l’oculare; in particolare ammassi stellari, nebulose e galassie, vengono sempre più spesso recepiti da sensori elettronici, come la camera CCD, che hanno aperto nuovi orizzonti a questa Scienza sia nel campo professionale che in quello amatoriale.

   

di Aldo Turiano © 2008 (tecnico astrofotografia osservatorio astronomico Ct)