Un' Oasi tra le ciminiere

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Così è stata definita la Riserva Naturale Orientata di Priolo in provincia di Siracusa, istituita nel 2000 dalla Regione Siciliana e affidata alla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) che include parte delle antiche saline di Magnisi che hanno cessato di esistere dopo la nascita del polo industriale di Priolo Gargallo (SR)...

Un’oasi tra le ciminiere


 

Così è stata definita la Riserva Naturale Orientata di Priolo in provincia di Siracusa, istituita nel 2000 dalla Regione Siciliana e affidata alla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) che include parte delle antiche saline di Magnisi che hanno cessato di esistere dopo la nascita del polo industriale di Priolo Gargallo (SR). Visitandola possiamo immaginare l’aspetto che aveva questo ampio tratto di costa del siracusano, la cui bellezza è stata decantata nell’antichità da Virgilio e  Ovidio , ormai irrimediabilmente compromessa da un aggressiva industrializzazione  che ha portato alla rapida nascita del triangolo industriale Priolo - Augusta - Mellilli. La motivazione  principale dell’istituzione della riserva, come si evince dal decreto regionale relativo, è quello di proteggere e conservare una zona di grande valore ambientale,da sempre area di sosta, di nidificazione, e di svernamento di numerosissime specie di uccelli. Essa è parte integrante di un esteso complesso di zone costiere umide che si estende dalla foce del Simeto agli stagni di Capo Passero, di importanza vitale per la conservazione dell’avifauna. L’oasi è diventata area “simbolo della rinascita del territorio priolese” e il primo atto concreto è stata la rimozione , nel 2005, dell’oleodotto ormai in disuso, che fin dalla metà degli anni ’50 deturpava l’area e, tagliando in due la costa, trasportava il greggio estratto dal sottosuolo ragusano al pontile di imbarco della penisola di Magnisi, con frequenti fuoriuscite di petrolio. Fortunatamente gli uccelli, convivendo con l’ingombrante condotta, non hanno smesso di utilizzare la zona come area di sosta. Sempre nel 2005 , la riseva ha vinto il concorso”l’oasi più bella” tra 190 che vi avevano partecipato; Questo prestigioso riconoscimento, oltre a premiare l’ottima gestione della LIPU e a riconoscere l’inestimabile valore naturalistico, ha dato la possibilità alla vasta comunità di birdwatchers italiani di conoscere una zona bellissima e di grande valore ambientale e scientifico ,inserita, come un fiore nel deserto,in un’area conosciuta  esclusivamente per l’industrializzazione dissennata, l’altissimo tasso di inquinamento dell’aria e delle acque, e le pesantissime ricadute sulla salute della popolazione. Alle spalle della riserva è ubicata la centrale termoelettrica dell’Enel (ampiamente visibile dalla stessa), recentemente convertita da centrale a olio combustibile a centrale a ciclo combinato a gas. L’adozione di questa nuova tecnologia implica una minore pericolosità degli impianto e una drastica riduzione delle emissioni inquinanti;  inoltre è  stata anche sottoposta a un “restiling” architettonico che ha comportato una modifica dei profili del corpo centrale dell’impianto giovandosi anche di pennellature in materiale innovativo, allo scopo di rendere l’impatto visivo il meno sgradevole possibile e in armonia con l’ambiente. La riserva è attrezzata con tre capanni di osservazione, il primo dei quali è accessibile ai diversamente abili; un lungo cannicciato con feritoie consente l’osservazione ravvicinata degli uccelli senza che questi vengano disturbati eccessivamente;  percorrendo un fitto sentiero chiamato  “viale delle tamerici”, si giunge al terzo capanno. Secondo la LIPU nell’oasi sono state osservate più della metà delle specie ornitiche della Sicilia e il 40% circa di quelle osservate in Italia a oggi.



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