LA VEDOVA ALLEGRA”, LA REGINA DELLE OPERETTE GRAN FINALE PER LA STAGIONE DEL TEATRO MASSIMO BELLINI DI CATANIA

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CATANIA – E’ firmato da Vittorio Sgarbi il nuovo allestimento de “La Vedova Allegra” il capolavoro di Franz Lehàr, che chiude il sipario della Stagione Lirica 2017 del Teatro Massimo Bellini, domenica 17 dicembre, e che ha visto sul podio Andrea Sanguineti, regia, scene e costumi  di Vittorio Sgarbi. Protagonisti Silvia Dalla Benetta e Fabio Armiliato, con la partecipazione di Tuccio Musumeci.

“La vedova allegra – spiega il regista Vittorio Sgarbi – è del 1905, come i capolavori dell’Art Nouveau, come Boldini, come Corcos. Un attimo prima delle avanguardie Cubista e Futurista, fine consapevole di un mondo, che fu immagine di bellezza e di felicità: la Belle Epoque. Occorreva quindi ricreare quel mondo e la sua suggestione. Non è facile, neanche in Italia, trovare monumenti che abbiano, in età moderna, questi requisiti: ho pensato così alle Terme Berzieri di Salsomaggiore, immaginando scene con quella sontuosa ambientazione. Per questo lo spazio appare onirico, tanto riconoscibile quanto immateriale. Esso si definisce infatti attraverso la proiezione di fotografie degli ambienti interni delle Terme Berzieri, con i marmi, i mosaici, le pitture. Nulla è, in tal modo, in quel clima di lusso, di festa, perduto. E le immagini sono cristallizzate nell’epoca estrema della Felix Austriae”.

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Vittorio Sgarbi

La regina delle operette è in scena per un totale di sette recite fino al 17 dicembre, con una compagnia di alto livello che agirà nello sfarzoso, elegante allestimento della Fondazione Pergolesi-Spontini di Jesi, firmato da Vittorio Sgarbi per la regia, le scene e i costumi. A condurre l’Orchestra e il Coro del Bellini è stato chiamato il direttore Andrea Sanguineti; il Coro è istruito dal maestro Gea Garatti Ansini. Nel title role il soprano Silvia Dalla Benetta, nome di spicco della lirica e da diverse stagioni di casa al Bellini, dove torna nelle vesti della ricca, bella e virtuosa Hanna Glawari. L’affascinante vedova è piombata dall’immaginario regno del Pontevedro in quel di Parigi, dove s’imbatte nell’ex fidanzato, l’irresistibile e seducente addetto d’ambasciata Danilo Danilovic, conte squattrinato e altrettanto sfaticato, che anni prima era stato costretto dalla famiglia a lasciare l’amata, perché di umili origini. Danilo, ospite abituale chez Maxim e delle deliziose e disponibili “grisettess”, sarà interpretato dal tenore Fabio Armiliato, beniamino delle platee internazionali, che molti ricorderanno anche nel film di Woody Allen “To Rome with Love”. Il baritono Armando Ariostini è il barone Mirko Zeta, ambasciatore pontevedrino terrorizzato all’idea che, per ripicca verso Danilo, la vedova si risposi con uno straniero causando la bancarotta della “cara patria”: troppi pensieri per l’alto diplomatico. Forse è anche per questo che sua moglie Valencienne, ovvero il soprano Manuela Cucuccio, si lascia corteggiare da Camille de Rossillon, qui affidato al tenore Emanuele D’Aguanno. Attorno a loro fedifraghi e fedigrafe, liaisons dangereuses insomma, almeno quanto basta, in cui spicca il ruolo comico di Njegus, maldestro dipendente dell’ambasciata, consegnato all’estro dell’attore Tuccio Musumeci.
Nelle recite del 12, 14 e 16 dicembre, nei ruoli di Hanna e Danilo, Valencienne e Camillo si alterneranno rispettivamente Cristina Baggio, Saverio Pugliese, Leslie Visco e Matteo Mezzaro.
Completano il cast vocale: Riccardo Palazzo (visconte Cascada), Alessandro Vargetto (Raoul de St.Brioche), e le bizzarre coppie di marito e moglie formate da Gian Luca Tumino (Bogdanovic) e Valeria Fisichella (Sylviane), Salvo Fresta (Kromov) e Paola Francesca Natale (Olga), Antonio Cappetta (Pritschitsch) e Sabrina Messina (Praskovia).

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Silvia Dalla Benetta - Fabio-Armiliato

La Vedova allegra” di Franz Lehàr su libretto di Victor Léon e Léon Stein è uno dei titoli più amati dal pubblico: l’operetta per eccellenza, grazie all’equilibrio perfetto con cui mescola tutti i temi classici del genere. Salutato da uno straordinario successo sin dal suo debutto a Vienna nel 1905, il titolo resiste da più di un secolo con oltre un milione di repliche in tutto il mondo. La sua forza è nel suo invito alla leggerezza, in un vorticoso e divertente gioco di seduzione ambientato in una Parigi scintillante e “bon vivant”. La ricerca di un marito, rigorosamente pontevedrino, è il nodo attorno al quale si snoda la trama; preservare l’immenso patrimonio di Hanna Glawari vedova del facoltoso banchiere di corte, e fare in modo che il denaro rimanga in patria, è lo scopo del Barone Zeta, ambasciatore del Pontevedro a Parigi, che avrà il compito di trovare un compagno all’ex consorte dell’uomo d’affari.
Dopo la prima andata in scena il 10 dicembre al Teatro Massimo Bellini è già corsa al biglietto per non perdere le ultime repliche dell’ operetta con i suoi tre atti musicati da Lehàr sullo spigliato e brillantissimo libretto che Victor Leon e Leone Stein trassero dalla commedia L'Attaché d'ambassade di Henri Meilhac. Dal trascinante “È scabroso le donne studiar” all’incantevole Lied di Vilja fino al valzer “Tace il labbro”, per non citare che alcuni pezzi, c’è nel capolavoro del compositore ungherese tutta la spensieratezza della Belle Époque viennese, appena velata però di un’impalpabile malinconia, forse disillusione, quella di un mondo che s’apprestava, come è stato scritto, ad una “gaia apocalisse”.
Erano gli ultimi giorni, per dirla con Karl Kraus, di un’umanità inconsapevole, condizionata dalla facciata dell’Impero, ignara dell’imminente crollo delle Aquile, cieca e sorda a segnali eppure inequivocabili, insensibile ai venti di guerra. Poche le eccezioni in un universo chiuso, propenso a rifugiarsi nella magnifica illusione che l’operetta, genere teatrale allora di punta, incarnava alla perfezione. Nel 1905, Lehàr era ancora poco affermato, la concorrenza spietata e fu tra mille impedimenti che La vedova allegra debuttò il 30 dicembre al Theater an der Wien, celebri protagonisti Mizzi Günther e Louis Treumann, con l’autore sul podio. La raffinata partitura, con chiari riferimenti a Puccini, Debussy e a quel Richard Strauss che venti giorni prima aveva debuttato a Dresda con la sua Salome, pretendeva un’orchestra di grandi e inconsuete dimensioni per un’operetta. E venne giudicata troppo sensuale.
Ma i presunti difetti si rivelarono qualità e, unite al libretto incalzante e ben congegnato, svilupparono un passaparola che sera dopo sera portò ad un trionfo imperituro senza precedenti. La creazione di Lehár era ed è rimasta una festa musicale che da oltre un secolo conquista gli spettatori ad ogni latitudine. L’apoteosi della danza, per continuare nel gioco di citazioni, l’ebbrezza che suscita predispongono lo spettatore alla necessaria leggerezza per liquidare con un sorriso il cinismo dei cacciatori di dote, in una società dominata – ieri come oggi – dal denaro, dal potere, dal sesso. Senza perciò perdere la speranza che amore e felicità possano talvolta avere la meglio. E sia pure per un attimo, tutto si dimentica nel vortice cadenzato di una mazurka, tutto lenisce il languore di un valzer lento che sembra non dovere mai finire.
Ro.An.
Ro.Ar.



Ecco nel dettaglio il calendario delle sette recite.


Info
www.teatromassimobellini.it



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LA VEDOVA ALLEGRA
Operetta in tre atti Libretto di Vittore Leon e Leone Stein dalla commedia L'Attaché d'ambassade di Henri Meilhac Musica di Franz Lehár
Direttore
Andrea Sanguineti Regia Vittorio Sgarbi
Personaggi principali e interpreti
Il barone Mirko Zeta - Armando Ariostini Valencienne, sua moglie - Manuela Cucuccio | Leslie Visco (R, S1, S2) Il conte Danilo Danilovic - Fabio Armiliato | Saverio Pugliese (R, S1, S2) Hanna Glawari - Silvia Dalla Benetta | Cristina Baggio (R, S1, S2) Camille de Rossillon -Emanuele D’Aguanno | Matteo Mezzaro (R, S1, S2) Il visconte Cascada - Riccardo Palazzo Raoul de St.Brioche - Alessandro Vargetto Bogdanovic - Gian Luca Tumino Sylviane - Valeria Fisichella  Kromov - Salvo Fresta  Olga - Paola Francesca Natale  Pritschitsch - Antonio Cappetta  Praskovia - Sabrina Messina  e con la partecipazione di Tuccio Musumeci nel ruolo di Njegus ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO MASSIMO BELLINI Maestro del coro Gea Garatti
Allestimento della Fondazione Pergolesi-Spontini di Jesi
con sovratitoli in italiano ed inglese
Prima rappresentazione
Domenica 10 Dicembre ore 20.30 (Turno A)
Repliche
Martedì 12 Dicembre ore 17.30 (Turno S2)
Mercoledì 13 Dicembre ore 20.30 (Turno B)
Giovedì 14 Dicembre ore 17.30 (Turno S1)
Venerdì 15 Dicembre ore 17.30 (Turno C)
Sabato 16 Dicembre ore 17.30 (Turno R)
Domenica 17 Dicembre ore 17.30 (Turno D)

Lo spettacolo viene eseguito nella traduzione italiana con sopratitoli in italiano e inglese.